Drink – Mania


 

 

 

  Cocktail

 

Un cocktail è una bevanda, un drink, che si ottiene in genere con una miscela di diversi distillati e/o liquori, con l’eventuale aggiunta di altri ingredienti come zucchero, frutta, ghiaccio, bevande non alcoliche, spezie e aromi. Per estensione, vengono chiamati cocktail anche bevande non alcoliche ottenute dalla miscela di diversi ingredienti (cocktail analcolico).

 

Classificazione

La classificazione viene fatta in base a: Struttura, Capacità, Temperatura di servizio, Momento di consumo.

Quest’ultima risulta la più utilizzata ed è divisa in: Pre dinner, After dinner, Long drink, Any time

Pre dinner 
Vengono serviti come aperitivi, dal latino aperire (aprire); molti sono caratterizzati dalla proprietà di stimolare la salivazione e, di riflesso, l’appetito. Salvo eccezioni sono caratterizzati dalla prevalenza di aromi amareggianti.
In Italia vengono spesso supportati da stuzzichini di contorno.

After dinner 
Serviti dopo cena non devono essere confusi come dei digestivi ma come finale morbido a un pasto, caratterizzati da:

  • Presenza decisa di alcool
  • Presenza di liquori e creme
  • Presenza olfattiva e gustativa complessa

Long Drinks 
Sia alcolici che analcolici vengono considerati dissetanti e sono caratterizzati da:

  • Presenza di grande varietà di distillati e liquori
  • Utilizzo importante di succhi di frutta e bevande gassate, spremute e centrifughe di verdure
  • Accompagnati da decorazioni voluminose e molto colorate.

Any Time 
Si servono in ogni momento, sono caratterizzati da:

  • Presenza di base alcolica
  • Aggiunta di soft drink
  • Utilizzo di addolcitori (glucosi o saccarosi).

 Storia & Emitologia

La parola cocktail appare per la prima volta nell’edizione del 16 maggio 1806 del Balance and Columbian Repository che ne dava la seguente definizione:

(IT)
« Il “Cocktail” è una bevanda stimolante, composta di diverse sostanze alcoliche alle quali viene aggiunto dello zucchero, dell’acqua e dell’amaro. »

La prima pubblicazione di una guida che includesse ricette di cocktail è del 1862: How to Mix Drinks; or, The Bon Vivant’s Companion, del professor Jerry Thomas. Oltre alla lista delle solite bevande con mix di liquori, vi erano scritte 10 ricette che erano chiamate “Cocktails”. L’ingrediente che differenziava i “cocktails” dalle altre bevande in questo compedio era l’uso degli amari, anche se questo tipo di ingrediente non si trova oramai quasi più nelle ricette moderne.

Durante il Proibizionismo negli Stati Uniti (1919-1933), quando il consumo di alcool era illegale, i cocktail erano comunque bevuti negli “speakeasies“. Durante questo periodo la qualità dei liquori era scadente rispetto ai periodi precedenti, per questo motivo i baristi tendevano a mescolare i liquori con altri ingredienti. Proprio durante questo periodo si fanno risalire le prime vere raccolte di ricette per cocktail dell’era moderna, soprattutto in Europa, con le 900 recettes de cocktail di Torelli nel 1927 a cura di Torelli (un barista di Parigi) e il The Sailoy Cocktail inglese del 1931. Anche cinema e letteratura hanno contribuito al successo dei cocktail.

L’etimologia del termine cocktail non è chiara, esistono tuttavia diverse ipotesi sulla sua origine: potrebbe derivare dai termini inglesi cock (gallo) e tail (coda), forse dovuto al fatto che verso il 1400 nelle campagne inglesi si beveva una bevanda variopinta ispirata ai colori della coda del gallo da combattimento potrebbe derivare dal termine francese coquetier, un contenitore francese per uova che veniva usato a New Orleans per servire liquori durante il XIX secolo potrebbe essere una distorsione dal latino [aqua] decocta, cioè acqua distillata. potrebbe derivare dalla leggenda che narra di una nave di ricchi inglesi che approdando in Sud America, festeggiavano bevendo liquori europei e succhi tropicali mescolati con una colorata piuma di gallo.